Il cane in montagna: cosa sapere prima di portarlo in quota
Quota, temperature, zampe sulla neve. Tre cose che in pianura non esistono.

In quota, occhio alle zampe.
Fare il dog sitter in montagna non è come farlo in città. Il dislivello, il freddo e la neve cambiano tutto, e sono cose che un proprietario in vacanza spesso non considera.
Le zampe sulla neve
La neve compatta e il ghiaccio tagliano i cuscinetti, e il sale antighiaccio sulle strade li irrita. Dopo l'uscita si sciacquano con acqua tiepida e si asciugano bene, soprattutto tra le dita, dove si formano palline di ghiaccio che il cane cerca di togliere mordendosi.
Il freddo non è uguale per tutti
Un cane di taglia grande con sottopelo regge temperature che per un cane piccolo o a pelo raso sono pericolose. Se trema, alza le zampe alternativamente o cerca di tornare indietro, l'uscita finisce lì. Non è capriccio.
Il caldo d'estate è il rischio più sottovalutato
In quota il sole picchia molto più che a valle. Nelle giornate estive si esce presto o nel tardo pomeriggio, si porta sempre acqua, e si evitano le rocce esposte, che scottano i cuscinetti.
Il dislivello
Un cane abituato al parco di città non è allenato a 600 metri di dislivello. Vale la regola del buon senso: salite brevi, pause frequenti, e mai spingerlo perché «tanto è un cane».
Dove non si può andare
- Sugli impianti di risalita le regole cambiano da comprensorio a comprensorio: vanno verificate ogni volta
- Nel Parco Nazionale Svizzero, sopra Zernez, i cani non sono ammessi
- Sui pascoli con bestiame il guinzaglio è obbligatorio, e in presenza di cani da guardiania del bestiame non ci si avvicina mai: si cambia strada
Prima di partire con un cane che non è tuo
Fatti dare per iscritto: cosa mangia e quanto, eventuali terapie, come reagisce agli altri cani, se ha mai morso, il numero del veterinario e quello del proprietario. E chiedi se il microchip è aggiornato con un recapito raggiungibile: se scappa in valle, è l'unica cosa che conta davvero.
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Dove formarsi davvero
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